Cortina e una data cerchiata in rosso da tanto tempo

È stata una giornata particolare quella di sabato 26 giugno, una data che sul mio calendario era cerchiata da tempo.
Sarebbe stata quella di una delle gare più prestigiose e sentite, in quanto è da sempre la mia “gara del cuore”.
Sto parlando della Lavaredo Ultra Trail: un appuntamento amato da tutti gli appassionati di questo sport per via dei suoi paesaggi mitici come quelli delle Dolomiti, della provenienza da tutto il mondo dei suoi partecipanti e del calore del suo pubblico. Quando c’è da spingersi oltre ai tornei virtuali si risponde con emozioni reali!

Pronti, partenza, via!

Di solito, il numero complessivo degli atleti iscritti si aggira attorno ai 6000. Quest’anno, però, è stata un’edizione particolare, perché gli organizzatori hanno optato per una “Virtual Race”.
Chiunque poteva dunque iscriversi e correrla nelle zone limitrofe di casa propria.
A me e altri 9 Top Ultra Trailers italiani, selezionati in base al curriculum gare e all’esperienza in competizioni ufficiali, però, è stata data un’opportunità tanto unica quanto rara, perché ci è stata concessa l’occasione di correrla dal vivo, sul tracciato ufficiale dell’evento.
Tutti noi dieci prescelti abbiamo avuto l’onore e l’onere di raccontare, trasmettere ed esprimere le palpitazioni della gara e donarle a tutti coloro che non hanno potuto essere presenti.
Siamo stati equipaggiati con uno zaino dotato di un trasmettitore e una action camera che ha ripreso e trasmesso tutto l’evento live, in diretta minuto per minuto.

Numerologia e riti

Cosa è significato per me essere scelto come uno dei dieci fortunati partecipanti? Tanto, tantissimo!
Mi sono sentito un privilegiato, uno dei pochi che avrebbero potuto far vivere agli altri e a tutti gli appassionati di Trail Running sparsi per il mondo, le sensazioni che si provano quando si torna a gareggiare dopo mesi di assenza e di soli allenamenti. Ero elettrizzato al pensiero di poter estendere la mia filosofia dell’andare sempre oltre i propri limiti a tutti coloro che ci seguivano da casa.
La sorte mi ha regalato una coincidenza: esattamente alla mia sesta partecipazione alla LUT, mi è stato assegnato il pettorale numero 6.
L’ho interpretato come un segno del destino e mi sono convinto che, anche stavolta, sarebbe stato meraviglioso correre in questa cornice di paesaggi stupendi.

Alimentazione e gestione della fatica: come si fa dopo mesi senza gare?

In questi mesi il mio fisico si è abituato ad allenamenti molto intensi e quindi temevo si fosse disabituato ai ritmi di gara.Vi ricordate gli allenamenti sulla rampa del garage e le riprese a piccoli step sugli scalini di casa? Tutti gli allenamenti di questi mesi sono stati molto utili!
Per questo motivo, ho dedicato una grandissima e meticolosa attenzione al reintegro delle energie e soprattutto all’idratazione. In totale ho bevuto 6 litri d’acqua durante 48 chilometri complessivi con 2600 metri di dislivello positivo.
Oltre alle immancabili barrette Complete di Juice Plus+ al cioccolato, un aiuto importante mi è stato dato da Complete Shake di Juice Plus+ che, con il suo mix ottimale di proteine, fibre alimentari, sali minerali e vitamine, mi ha permesso di ricaricarmi e restare lucido anche nei momenti di maggiore fatica, sforzo e impegno psicofisico.

Metà Runner, metà Reporter

La gara è stata virtuale per molti, ma questo non ci ha vietato di vivere emozioni reali. Ad ogni sosta, come sempre, parlavamo del percorso, ci davamo forza e ci caricavamo per i chilometri successivi. Durante ogni stop, poi, rilasciavamo qualche mini-intervista per documentare in tempo reale le nostre impressioni e sensazioni a caldo riguardo le varie fasi della gara e di attraversamento del percorso nei suoi punti-chiave.

Che posti meravigliosi!

Ritrovarsi ad attraversare posti come l’asprissima e selvaggia Val Travenanzes con i suoi rarissimi papaveri gialli, la sua dolomia bianca resa accecante dal sole e la sua acqua gelida e genuina è stato come rinascere per me.
E cosa dire invece del Passo Averau, dei suoi sentieri a picco verso la valle: in quel posto mi sento sempre piccolo piccolo a confronto delle millenarie e immense montagne che si stagliano gigantesche sullo sfondo.

Un rettilineo commovente

Mi succede raramente di sentire il cuore in gola per l’emozione al momento dell’ultimo rettilineo, ma ammetto che, questa volta, vedere il traguardo in Corso Italia e la chiesa bianca, luogo più iconico della città di Cortina, mi ha fatto un effetto particolare e mi ha fatto inumidire gli occhi, perché ho pensato a tutti i mesi di sofferenza che abbiamo dovuto vivere.
Da ogni periodo difficile, però, si impara sempre qualcosa. Io penso che, piano piano, ci accorgeremo tutti quanti di aver imparato ad andare oltre le difficoltà, le paure e qualsiasi incognita che temiamo possa diventare un pericolo. In fondo è proprio questo lo spirito dell’avventura: accogliere gli imprevisti e imparare nuove lezioni!
È con questo spirito ottimista, viaggiatore e romantico che vi saluto e vi dò appuntamento al prossimo articolo: buona corsa a tutti!