Un classico per ogni runner

Domenica mattina, il cielo non si decide: pioggia battente o un bel sole primaverile. Nessuno, però, sembra dar peso a tutto questo.

Ben 6500 maratoneti per la classica distanza sui 42 km e quasi 4000 staffette per dividere il chilometraggio in quattro frazioni: questi i numeri dei partecipanti alla maratona più veloce d’Italia.
Noi siamo l’ASD TrailLab e i sentieri ci piacciono sicuramente di più, ma rincorrere il sogno maratona è desiderio di ogni corridore!
Oltre a me ci sono 17 maratoneti, undici dei quali sono esordienti sulla distanza “regina”.
Ci sono poi otto ragazzi iscritti per due staffette (team Pan di stelle e Team Gocciole): per loro è il battesimo della strada, il prossimo anno gli toccherà la distanza simbolo delle olimpiadi.

Correre per una nobile causa

Tutti corriamo in maglia blu e, sulle spalle, abbiamo l’impronta di una mano gialla che simboleggia “La mano del bambino”, ONLUS che sostiene la ricerca nei confronti dei bambini affetti da patologie congenite o acquisite dell’arto superiore.
L’emozione è tangibile per tutti: c’è chi parla senza tregua, c’è che si ammutolisce.
Vista l’occasione di avere così tanti miei atleti presenti decido che, per questa gara, anch’io sarò in griglia viola, la griglia di fondo riservata a gli esordienti.
Con loro, per condividere emozioni, paure, gioie.
L’idea è quella di gustarle, serenamente, tutte, partendo in fondo a tutti.

Il fiume dei 6500 partenti davanti a noi è colorato, festante, fatto di gioia, urlata a squarciagola al momento dello sparo.
Da quel momento ci sarà solo da correre”, ma prima che riusciamo ad arrivare all’arco della partenza passano quasi nove minuti!

Una marea di persone, ognuna con il suo ritmo, ognuna con i suoi pensieri.
Non è facile da raggiungere e superare, ma l’intento è quello di far fare una gara in progressione ai miei atleti.
Piano piano, il mio gruppo si allunga ed ognuno prende il suo ritmo, insieme a me rimangono Andrea, Alberto e Matteo.
Detto il ritmo e i ragazzi mi seguono in un continuo emozionante slalom tra la gente.
Lo stupore è grande quando alziamo gli occhi e siamo sotto la Madonnina, con le band che danno il ritmo e i tanti volontari passano acqua, sali e gel energetici.
La gara scorre veloce e le emozioni ancor di più. Stavolta non sto correndo alla ricerca del miglior tempo possibile per le mie gambe, ma per quello dei miei atleti.

Bandiera a scacchi: la ricompensa dopo mesi di sacrifici

Quando, dopo 3h15’28”, taglio il traguardo con Andrea, che ha battuto di 30’ il suo best time, la soddisfazione è immensa!
Da lì a poco più di un’ora vedo sfilare sotto l’arco dell’arrivo tutti i miei atleti. 17+8, tutti, maratoneti e staffettisti: FINISHER.

C’è chi ride, chi piange, chi mi abbraccia, chi non crede di avercela fatta. Leggo nei loro occhi la gioia e la soddisfazione di chi, dopo mesi di fatiche e di allenamenti, ha coronato un sogno. Oggi la loro felicità è la mia. Orgoglioso dei miei ragazzi, mai come oggi!
È stata durissima, non faccio più la maratona!”, mi dicono i miei allievi.
Cinque minuti dopo, però: “Coach, quando si fa la prossima?