In questa intervista parlo della mia Lavaredo Ultra Trail 2019, 120 km di corsa nella cornice delle Dolomiti, passando per le Tre cime di Lavaredo e le meraviglie del Veneto.
Come si prepara un trail? In che modo ci si alimenta? A quali difficoltà si va incontro?
Scopriamo insieme la bellezza di “andare oltre” e superarsi…

Ciao Michele. Innanzitutto ti chiedo se è la prima volta che partecipi alla Lavaredo Ultra Trail e cosa ne pensi di questa gara.

“Quest’anno era la mia quinta edizione consecutiva della LUT, è una delle mie gare preferite! I  monti della Dolomiti, che non a caso sono patrimonio dell’Unesco, credo siano una delle cornici migliori in cui si possa ambientare un Ultra Trail.
Il bianco della dolomia e il tifo delle persone che assistono a questa gara sono caratteristiche che difficilmente si trovano da altre parti. Inoltre metà degli atleti in gara sono stranieri, il contesto internazionale arricchisce ancora di più la manifestazione.

Non a caso la gara è tra i 10 appuntamenti di  Ultra Trail più importanti al mondo, paragonabile a un’edizione della Coppa del Mondo per il calcio.”

Come ti senti dopo questa Lavaredo Ultra Trail? Com’è andata?

“È andata bene, portare a termine una gara con 5800 d+ è sempre un risultato, inoltre sono arrivato al traguardo contento e senza problemi fisici. Sono un po’ dispiaciuto perché sono sempre stato sotto alle 20 ore mentre questa volta ho sforato: ho corso la LUT in 20h e 6 minuti, arrivando 239° nella classifica globale. Ho pagato lo scotto del caldo eccezionale e dell’escursione termica tra il giorno e la notte: si passava dai 35° ai 14°;  il mio corpo ne ha risentito inevitabilmente.

Se consideriamo però che il 30% degli atleti si è ritirato direi che è un ottimo risultato! Devo fare i complimenti anche al gruppo dei ragazzi che ho allenato per le varie attività: dei 40 atleti in gara tra la Cortina Trail, la Ultradolomites e la LUT solo 5 hanno alzato bandiera bianca.”

Adesso facciamo un passo indietro. Come ti approcci a questa tipologia di gare? Che consigli dai a chi vuole correre un Ultra Trail?

“La Lavaredo Ultra Trail la consiglio solo a chi ha già nelle gambe trail lunghi almeno 50/70 km ed è riuscito a concluderli senza problemi. Partendo da questa base, in un anno di preparazione rigorosa  si può arrivare ad essere pronti.

Il mio approccio alle gare in generale è sempre molto sereno: so che andrò a fare fatica e mi piace l’idea. Chi corre in montagna e si lamenta dei dolori, della fatica e del mal di gambe… mi permetto di dire che ha scelto uno sport non adatto a lui. Durante un Ultra Trail si hanno sempre delle difficoltà, per citarne alcune: il caldo, la fame e la disidratazione.

Nelle gare così lunghe e impegnative l’esperienza personale e la testa fanno la differenza: l’ho provato sulla mia pelle e, lo ripeto, sulle mie gambe. Ho visto atleti molto allenati che hanno abbandonato perché magari hanno avuto momenti in cui erano poco lucidi.

Io dico che il 50% lo fanno le gambe e il 50% la testa: la preparazione atletica la si può programmare in modo meticoloso ma i cambiamenti climatici, i dolori fisici improvvisi e altri imprevisti che possono emergere in  gara, no. entrando nell’ottica di adeguarsi e di combattere anche gli imprevisti,  allora si è già pronti a metà per correre un Ultra Trail.”

 Come prepari lo zaino per un Ultra Trail così lunga come la LUT?

“Per queste gare l’organizzazione dà sempre un elenco in cui è inserito il materiale obbligatorio da portare nello zaino. In questo caso il materiale obbligatorio è stato cambiato un giorno prima dell’evento a causa delle condizioni meteo: tutti gli atleti erano obbligati ad avere almeno 1 litro d’acqua, ma potevano evitare di portare nello zaino i pantaloni lunghi.

Per questo motivo consiglio di fare le prove nel preparare lo zaino durante gli allenamenti, avendo la possibilità poi di cambiare i materiali e quello che ci porteremo in gara. Questo è molto importante perché aiuta un atleta ad avere diverse tipologie di abbigliamento in base al meteo che incontrerà in gara.

Nello specifico, nella mia LUT avevo con me una pila frontale da 700 lumen con pile di ricambio, sali, piccoli panini, giacca impermeabile (che deve avere sempre almeno 10000 colonne d’acqua di impermeabilità), uno smanicato antivento, occhiali da sole fotocromatici, un Buff, un cappello e i miei fedeli bastoncini in alluminio che fanno la differenza nelle salite interminabili (preferisco l’alluminio al carbonio perché è flessibile e si flette senza rompersi).

Ai piedi indossavo invece delle scarpe Altra, un marchio americano che sta entrando nel mercato europeo ed in quello italiano con una filosofia di corsa che a me piace molto: sono scarpe “a drop 0”, il che significa che restituiscono una sensazione molto simile alla corsa a piedi nudi.

Quello che porto sempre con me, in ogni gara, sono un paio di pantaloni impermeabili in gore-tex e due borracce da 650 ml, con acqua e sali minerali.

Che difficoltà hai incontrato durante la Lavaredo Ultra Trail? Hai avuto momenti di calo fisico o mentale?

“Sì come tutti, ma è normale. Durante queste gare lo stomaco e l’intestino vengono sollecitati in modo particolare in quanto non si ha sempre voglia di mangiare. Il consiglio che do è quello di sforzarsi, anche nei casi in cui non si ha fame: quando si avverte la sensazione di fame potrebbe essere già troppo tardi e il nostro organismo potrebbe subire un crollo, compromettendo la condizione fisica generale.

Nel corso della gara ho sofferto molto il caldo e il sole era molto fastidioso nelle salite: appena mi accorgevo di avere meno energie abbassavo il ritmo e mi adeguavo ai segnali che mi trasmetteva il mio corpo.

Un errore che commettevo nelle mie prime gare era quello di continuare a guardare l’orologio nei momenti di difficoltà;  adesso so che questo non mi aiuta. Piuttosto penso alla fortuna che ho nel poter correre una gara così, ed alle emozioni che questo suscita in me. . È per sentimenti come questi che amo la corsa! La fatica non è quindi da vedere come una cosa negativa, ma al contrario come uno stimolo per vivere al massimo.

Parliamo adesso di alimentazione. Come ti sei alimentato durante la Lavaredo Ultra Trail?

Durante le gare io utilizzo Lift by Juice Plus+, un energy drink in polvere da sciogliere in acqua. Durante la LUT ho consumato una bustina ogni 4 ore, per un totale di 5 dosi. Lift by Juice Plus+ è risultato indispensabile per contrastare i cali di energia e attenzione; questa competizione parte la notte e le sensazioni di stanchezza e sonno possono arrivare all’improvviso. La caratteristica migliore di questo prodotto però è il gusto tra l’amarognolo e il dolciastro che non dà nausea, nemmeno sotto sforzo. Lift by Juice Plus+ è naturale al 100%, interamente di origine vegetale  con caffeina naturale dall’ erba mate ed  estratti di mango, guava e buccia di limone Ci tengo a precisare però che ho assunto una quantità elevata di Lift by Juice Plus+  soltanto perché ho svolto uno sforzo straordinario: in condizioni normali bisogna rispettare le indicazioni di 1 disk al giorno.

Ho bevuto circa 15 litri di liquidi in totale durante la gara: l’idratazione è fondamentale per arrivare in fondo ad una gara come la Lavaredo Ultra Trail. So che può sembrare banale dirlo, ma ci tengo a specificarlo. Di questi 15 litri la maggior parte è stata acqua, ma ai ristori ho anche approfittato del thè e del brodo caldo, ottimo alleato nei momenti di fatica e di fame, nonché di alcuni sorsi di Coca Cola, che aiuta quando lo stomaco è chiuso.

Per quanto riguarda la preparazione, nei giorni precedenti alla gara, per non affaticare il fegato con la carne, ho utilizzato Shake Complete by Juice Plus+, un sostituto del pasto che contiene un mix ottimale di carboidrati, proteine, grassi, fibre alimentari, sali minerali e vitamine. , da frullare con il latte e, a piacere, con la frutta..

 a mentre fredda, senti che avresti potuto migliorare qualcosa durante la tua Lavaredo Ultra Trail 2019? Pensi che la farai anche l’anno prossimo?

Lo ripeto, il caldo eccezionale di quest’anno e le condizioni particolari, mi hanno impedito di correre come magari avrei voluto.
In ogni caso mi sento soddisfatto perché non corro per essere il più forte o il migliore. Il tempo mi ha consentito di godermi il panorama stupendo delle Dolomiti e apprezzare la natura, anche se ho sforato le 20 ore di gara.

Per quanto riguarda la gara dell’anno prossimo posso già dire di voler partecipare ma gli atleti sono scelti tramite un sorteggio e quindi non sono sicuro di esserci.

Per concludere voglio chiederti quale sarà la tua prossima sfida.

A fine agosto parteciperò alla PTL del Monte Bianco. Metto le mani avanti e dico che alla LUT ho esperienza, mentre qui ho dei dubbi.
Si gareggia a squadre e si parte in 3 con l’obbligo di arrivare al traguardo almeno in 2. Ogni anno il percorso cambia ma si snoda sempre per circa 350 km, con 30.000 d+, in autosufficienza alimentare con cartina e GPS o non su un percorso segnato; per questo motivo è indispensabile saper utilizzare bene il GPS. La gara è da concludere in un tempo massimo di 152 h e 30 minuti.

È un evento a cui parteciperanno solo 100 team da tutto il mondo, selezionati da una giuria di guide alpine francesi. Io affronterò questa sfida con Veronica e Sergio, due ragazzi che si allenano con me e di cui ho totale fiducia.

L’appuntamento è per il prossimo 26 agosto a Chamonix; sicuramente ci arriverò allenato e deciso ad arrivare fino in fondo. Vorrei portare a termine questa impresa e mi piace l’idea che non ci sia una classifica: tutti i finisher sono premiati allo stesso modo con un trofeo, rappresentato da una campana.
Si dice che la PTL sia stata ideata da un generale della Legione Straniera che in questo modo preparava i mercenari alle missioni: sono curioso di sapere se sarò all’altezza.

Lavaredo Ultra Trail