Emozioni dentro e fuori la corsa

Le emozioni che una gara sa regalare sono sempre uniche e indimenticabili. Questo perché dentro “le tot. ore” in cui si corre, si fa un viaggio incredibile, prima di tutto dentro di sé. Ogni atleta parte con i propri obiettivi, le proprie motivazioni, le proprie aspettative. Poi la gara mette ognuno di fronte alla realtà e si scopre il “vero” senso che quel viaggio avrà.
Partenza con frastuono, musica, persone (migliaia di persone) e applausi; poi la notte si fa più buia, fredda, solitaria, silenziosa. Le luci delle frontali sempre più disseminate nei km. L’alba, poi, ti sorprende a ridosso di quel miracolo naturale delle Tre Cime di Lavaredo.
La giornata si fa via via più accesa, la stanchezza incalza e il vento freddo ti sveglia ed intorpidisce. Le stesse sensazioni che dà l’acqua, gelida, dei torrenti da attraversare. 
Emozioni mai dome, sentieri che alle volte sembrano serpeggiare su e giù per le montagne senza una meta. Complice la stanchezza, che ad intermittenza si fa sentire più arrogante. Ma è la testa che comanda: “voglio arrivare, mi aspettano gli ultimi immensi 100m”. E quei 100m, dopo una discesa che sembra infinita, arrivano. Con le lacrime agli occhi.
Quest’anno, però, riempiti di gioia dalla presenza del mio “Pezzettino” ad aspettarmi poco prima del traguardo. Eh sì, ho percorso gli ultimi metri verso il traguardo spingendo il passeggino del mio piccolo Ulisse. Una gioia indescrivibile.

Grazie

Ci sono gare e gare, ma questa per me è LA gara. La bellezza dei paesaggi, la maestosità delle Tre Cime di Lavaredo all’alba, la gente sul percorso. I sorrisi dei volontari ai ristori, le tante nazioni presenti pari alla fatica che questo percorso richiede. L’ospitalità cordiale e discreta di Cortina, le salite “lunari” e le discese “corribili”. Un mix perfetto di tutto ciò che reputo “bello”. Correre la Lavaredo Ultra Trail è qualcosa di incredibile.
Sono arrivato al traguardo in un tempo che rispecchia il mio ultimo mese. Un mese fatto di recupero dall’ultimo piccolo e fastidioso infortunio e di tante indescrivibili emozioni di vita privata. Come conseguenza automatica, il sonno. Il senso della mia LUT, quest’anno, è nei GRAZIE a tutte le persone che mi hanno “accompagnato” in questo viaggio.